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Codex entra dentro ChatGPT su mobile: l’era del codice ovunque è ufficialmente qui

Published: at 02:00

Codex entra dentro ChatGPT su mobile: l’era del codice ovunque è ufficialmente qui

Ho sempre pensato che programmare fosse una di quelle attività sacre, da fare rigorosamente seduti a una scrivania, davanti a uno (o due) monitor giganti, con una tastiera meccanica degna di questo nome e una tazza di caffè bollente a portata di mano.

Poi, qualche giorno fa, OpenAI ha deciso di scombinare di nuovo le carte in tavola.

Dal 14 maggio, Codex è ufficialmente disponibile in versione preview all’interno dell’app mobile di ChatGPT, sia su iOS che su Android. In sostanza, portare Codex dentro l’app mobile fa capire benissimo dove vuole andare OpenAI: vogliono che tu possa programmare ovunque. È una svolta notevole, ma cerchiamo di capire se si tratta di una vera rivoluzione o dell’ennesima funzione di cui faremo volentieri a meno dopo tre giorni.

Una novità che ti segue ovunque (anche quando non vorresti)

Fino a ieri, se volevi programmare con l’IA, dovevi stare per forza davanti al PC. Potevi usare Copilot, potevi usare i vari playground web, ma l’orizzonte era sempre lo schermo del tuo computer.

Ora le cose cambiano. Come riportato da CNET, con questa mossa non avrai più scuse per sfuggire ai tuoi progetti di “vibe coding”, nemmeno quando sei lontano dalla scrivania. Il telefono che hai in tasca diventa a tutti gli effetti un terminale di sviluppo portatile.

Nel video dimostrativo pubblicato da OpenAI su YouTube, si vede chiaramente l’idea di base: puoi avviare un task da desktop, allontanarti per andare a fare la spesa o a prendere un caffè e, nel frattempo, monitorare i progressi, sbloccare l’IA se si pianta su un bug o rivedere il codice direttamente dal telefono.

Non si tratta di scrivere righe di codice XML con la tastiera virtuale del tuo iPhone — cosa che, francamente, ritengo una forma di tortura medievale — ma di guidare e supervisionare i modelli generativi mentre fanno il lavoro sporco per te.

Un telecomando per i tuoi agenti IA

La sensazione è che OpenAI stia spingendo forte sull’acceleratore dell’automazione. Solo pochi giorni fa, il 12 maggio, hanno mostrato le capacità di “computer use” di Codex. Subito prima, il 9 maggio, hanno persino lanciato una bizzarra funzione chiamata “AI Pets”.

In questo contesto, l’app mobile funziona più come un telecomando che come un editor di testo. Come fa notare PCMag, il software ti permette di controllare da remoto gli strumenti di programmazione di Codex.

Matt Wolfe, sul suo canale YouTube, ha definito questa integrazione una delle funzioni più utili rilasciate negli ultimi tempi, spiegando come faciliti enormemente la gestione di progetti complessi e wiki personalizzati senza dover essere fisicamente incatenati alla sedia. Se ci pensate, per chiunque gestisca pipeline di deploy o piccoli progetti personali, l’idea di poter dare un “colpetto” a un bug mentre si è in treno è indubbiamente affascinante.

Dietro le quinte: la super-app e i dubbi dei dev

Se facciamo un giro su X o su Reddit, l’entusiasmo della comunità è palpabile, ma non mancano le solite, sane dosi di scetticismo.

Tra i developer in molti storcono il naso. C’è chi si chiede a cosa serva davvero avere uno strumento così potente su uno schermo da sei pollici se non puoi fare debug serio. Tuttavia, utenti come @John13331681021 su X fanno notare che questo è solo il primo passo verso una fusione totale. L’obiettivo a lungo termine di OpenAI non sembra essere solo l’unione dei modelli, ma la creazione di una vera e propria “super app” in grado di gestire qualsiasi cosa: dalla conversazione quotidiana allo sviluppo software, passando per l’automazione dei compiti sul computer.

C’è anche una questione strategica non indifferente. Proprio in questi giorni su Reddit si discute dei rapporti sempre più tesi tra Apple e OpenAI, con possibili battaglie legali all’orizzonte. In uno scenario del genere, possedere l’applicazione mobile più potente e indispensabile del mercato diventa per OpenAI un’assicurazione sulla vita. Più riescono a rendere gli utenti dipendenti dall’app nativa di ChatGPT per qualsiasi compito — inclusa la programmazione — meno dovranno temere i capricci dei possessori delle piattaforme e degli app store.

Il mio verdetto

Siamo cinici: scrivere codice su uno smartphone è una pessima idea e continuerà ad esserlo. Se provi a fare refactoring di una codebase complessa con i pollici mentre sei sul tram, probabilmente finirai per distruggere il tuo database di produzione.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che la programmazione sta cambiando natura. Sta diventando un lavoro di supervisione, di orchestrazione di agenti intelligenti che lavorano in background. In quest’ottica, avere un centro di controllo in tasca che ti permette di dire all’IA “correggi quel blocco e lancia il test” mentre stai portando a spasso il cane non è solo utile: è il futuro.

OpenAI ha fatto centro un’altra volta. Forse non useremo Codex sul telefono tutti i giorni, ma il fatto di poterlo fare cambia radicalmente la nostra percezione di cosa sia, oggi, un “ambiente di lavoro”.